Non è fame, è un circolo vizioso: il binge eating spiegato in parole semplici

il circolo vizioso del binge eating disorder

Ti è mai capitato di mangiare senza avere veramente fame, di non riuscire a fermarti e poi provare un senso di colpa insopportabile? Se sì, sappi che non sei solo. Molte persone vivono questo stesso problema, spesso in silenzio, sentendosi in colpa o pensando di avere semplicemente poca forza di volontà.

Il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) è una condizione che porta a episodi ricorrenti di abbuffate, in cui si ingeriscono grandi quantità di cibo in poco tempo, con una sensazione di perdita di controllo. La differenza con altri disturbi alimentari come la bulimia è che non ci sono comportamenti compensatori come il vomito autoindotto o il digiuno prolungato. Questo crea un circolo vizioso che può influenzare profondamente il benessere emotivo e fisico.

Molti pensano che sia solo questione di “mangiare di meno” o di seguire una dieta più rigida, ma in realtà il problema ha radici più profonde, legate alla gestione delle emozioni, alla pressione sociale e persino a fattori biologici.

In questo articolo voglio aiutarti a capire meglio il binge eating, a riconoscerne i segnali e, soprattutto, a trovare un modo per spezzare questo ciclo doloroso. Non si tratta solo di cibo, ma di emozioni, bisogni e strategie per stare meglio.

Cos’è il binge eating disorder? Quando mangiare diventa un rifugio

Il binge eating disorder (BED), o disturbo da alimentazione incontrollata, è molto più di un semplice “mangiare troppo”. Non si tratta solo di qualche cena abbondante o di quei momenti in cui capita di esagerare con il cibo. Chi soffre di BED sperimenta episodi ricorrenti di abbuffate, in cui mangia grandi quantità di cibo in poco tempo, con una sensazione di perdita di controllo.

Il problema non è solo nel cibo, ma in ciò che lo scatena e nelle emozioni che lascia dopo. Spesso chi vive questa condizione si sente spinto a mangiare non per fame, ma per gestire ansia, stress, noia, tristezza o solitudine. È un modo per trovare sollievo, ma che porta con sé un forte senso di colpa e frustrazione.

A differenza della bulimia, chi soffre di binge eating non mette in atto comportamenti compensatori come il vomito autoindotto o il digiuno prolungato. Questo porta, nel tempo, a un aumento di peso e a problemi di salute fisica, oltre che a un impatto negativo sulla propria autostima e sul benessere psicologico.

Come si manifesta il binge eating?

Ecco alcuni segnali che possono indicare la presenza di questo disturbo:

  • Episodi di abbuffate almeno una volta a settimana, con un senso di perdita di controllo;
  • Mangiare velocemente e in solitudine, spesso fino a sentirsi eccessivamente pieni.
  • Usare il cibo per gestire emozioni difficili, come ansia, stress o tristezza.
  • Senso di colpa e vergogna dopo aver mangiato troppo, con la promessa di “non farlo più” (che poi si ripete);
  • Difficoltà a smettere di mangiare, anche quando si è già sazi.

Il binge eating non è una questione di forza di volontà. È un disturbo reale, riconosciuto a livello clinico, e richiede un approccio che vada oltre la semplice idea di “seguire una dieta”. Per uscirne, è fondamentale capire cosa lo alimenta e lavorare sulle emozioni e sulle abitudini che lo accompagnano.

Binge eating: come capire se si tratta di un problema?

Molte persone si chiedono: “Ma è normale mangiare così tanto ogni tanto?” Oppure “Forse sto solo esagerando, ma non è un vero disturbo”. La verità è che tutti possiamo avere episodi in cui ci lasciamo andare col cibo, ma nel binge eating disorder questi episodi diventano ricorrenti, incontrollabili e accompagnati da un forte impatto emotivo.

Se hai dubbi su te stesso o su qualcuno a cui tieni, ecco alcuni segnali che possono aiutarti a capire se si tratta di un problema:

1. Ti capita di mangiare fino a sentirti scomodo e pieno?

Un’abbuffata occasionale può capitare a tutti, ma chi soffre di binge eating spesso mangia quantità eccessive di cibo in poco tempo, senza riuscire a fermarsi, anche quando il corpo manda segnali di sazietà.

2. Dopo un’abbuffata provi un forte senso di colpa o vergogna?

Dopo un episodio di binge eating, molte persone si sentono in colpa, frustrate o arrabbiate con se stesse. Possono promettersi di “mangiare meglio” il giorno dopo o di iniziare una dieta rigida per compensare. Ma poi il ciclo si ripete.

3. Ti capita di mangiare in segreto per paura del giudizio?

Se spesso ti ritrovi a mangiare quando sei solo, magari nascondendo il cibo o aspettando che gli altri escano di casa, potrebbe essere un segnale che il tuo rapporto con l’alimentazione sta diventando problematico.

4. Il cibo è diventato un modo per affrontare lo stress e le emozioni?

Quando il cibo diventa la prima risposta a situazioni di stress, tristezza, ansia o solitudine, il problema non è solo l’alimentazione, ma il meccanismo che si innesca dietro.

5. Hai la sensazione di perdere il controllo quando inizi a mangiare?

Uno dei segnali più distintivi del binge eating è la perdita di controllo durante l’abbuffata: si inizia a mangiare senza riuscire a fermarsi, come se fosse impossibile moderarsi.

Quando preoccuparsi?

Se ti ritrovi in molti di questi punti e il cibo sta diventando una fonte di stress più che di piacere, è importante non minimizzare il problema. Il binge eating non è solo una questione di alimentazione, ma riguarda il modo in cui gestiamo le emozioni, il rapporto con noi stessi e con il nostro corpo.

Uscirne è possibile, ma il primo passo è riconoscere che il problema esiste. Se stai leggendo queste righe con la sensazione di ritrovarti in queste descrizioni, sappi che non sei solo e che ci sono modi per affrontare questa difficoltà con il giusto supporto.

Cosa scatena il binge eating?

Il binge eating disorder non nasce dal nulla: ci sono diversi fattori che possono contribuire al suo sviluppo, spesso combinandosi tra loro. Non si tratta solo di una questione di forza di volontà o di autocontrollo, ma di un insieme complesso di elementi psicologici, ambientali e biologici che influenzano il nostro rapporto con il cibo.

Cause psicologiche: il cibo come rifugio emotivo

Molte persone che soffrono di binge eating usano il cibo come una risposta alle emozioni difficili. Invece di affrontare ansia, tristezza, rabbia o solitudine, il cibo diventa un modo per gestire (o evitare) quei sentimenti. Il problema è che il sollievo è momentaneo, e dopo l’abbuffata arriva il senso di colpa, alimentando un ciclo difficile da spezzare.

Tra le cause psicologiche più comuni troviamo:

  • Stress e ansia: il cibo diventa un modo per calmarsi nei momenti di tensione.
  • Depressione e bassa autostima: sentirsi insoddisfatti di sé può portare a trovare conforto nel cibo.
  • Difficoltà nella gestione delle emozioni: chi fatica a riconoscere ed esprimere le proprie emozioni spesso si rifugia nel cibo per sfuggire al disagio.
  • Traumi e vissuti difficili: eventi stressanti o traumatici possono portare a sviluppare un rapporto disfunzionale con il cibo.

Fattori sociali e ambientali: quando il contesto influenza il comportamento

Viviamo in una società in cui il cibo è ovunque e, allo stesso tempo, ci viene costantemente detto che dobbiamo controllare ciò che mangiamo e avere un corpo “perfetto”. Questo paradosso può essere molto pericoloso, soprattutto per chi ha una predisposizione al binge eating.

Ecco alcuni elementi che possono contribuire allo sviluppo del disturbo:

  • Diete troppo rigide: restrizioni eccessive portano spesso a una perdita di controllo e ad abbuffate compensatorie;
  • Pressioni sociali: l’idea che il valore di una persona dipenda dal suo aspetto fisico può innescare un rapporto conflittuale con il cibo;
  • Cultura della magrezza e dell’iper-controllo: siamo bombardati da messaggi che ci spingono a inseguire standard irrealistici, generando senso di inadeguatezza.

Predisposizione biologica: il ruolo del cervello nella regolazione della fame

Negli ultimi anni, la ricerca ha dimostrato che il binge eating potrebbe avere anche una componente biologica. Alcuni studi suggeriscono che esistano alterazioni nei neurotrasmettitori legati al senso di fame e sazietà, rendendo più difficile per alcune persone interrompere un’abbuffata.

Tra i fattori biologici più studiati troviamo:

  • Dopamina e sistema di ricompensa: il cibo ipercalorico stimola i centri del piacere nel cervello, creando una sorta di dipendenza da determinati alimenti.
  • Disregolazione della leptina e della grelina: questi ormoni regolano la fame e la sazietà, e nei soggetti con binge eating potrebbero non funzionare correttamente.
  • Familiarità e genetica: alcune ricerche indicano che chi ha familiari con disturbi alimentari potrebbe essere più a rischio.

Il binge eating non è mai causato da un solo fattore, ma nasce dall’interazione tra mente, ambiente e corpo. Comprendere le cause può aiutare a trovare soluzioni più efficaci e personalizzate per affrontarlo.

Come smettere di abbuffarsi?

Spezzare il ciclo del binge eating non è facile, ma con piccoli passi e strategie mirate si può imparare a gestire il rapporto con il cibo in modo più sano e consapevole. L’obiettivo non è imporre restrizioni rigide o sentirsi in colpa, ma comprendere cosa scatena le abbuffate e trovare strumenti alternativi per affrontarle.

Piccoli passi per rompere il ciclo

Identificare i trigger emotivi
Molte abbuffate non nascono dalla fame fisica, ma da un bisogno emotivo. Quando scatta la voglia incontrollabile di mangiare, fermati un momento e chiediti: “Cosa sto provando?” Ansia, noia, tristezza? Riconoscere il legame tra emozioni e cibo è il primo passo per cambiare.

Ascoltare il corpo: fame fisica o fame emotiva?
Imparare a distinguere i segnali del corpo può fare la differenza. La fame fisica è graduale, cresce lentamente e qualsiasi cibo la soddisfa. La fame emotiva, invece, arriva all’improvviso e spinge verso alimenti specifici (solitamente molto zuccherati o calorici). La prossima volta che senti il bisogno di mangiare, prova a chiederti: è il mio corpo che ha bisogno di energia o è un’emozione che mi sta guidando?

Evitare diete drastiche e restrizioni eccessive
Più ci priviamo di un alimento, più il cervello lo desidera. Questo meccanismo spiega perché molte persone passano da periodi di dieta rigida a momenti di perdita di controllo. L’ideale è un’alimentazione equilibrata che includa tutti i nutrienti, senza regole rigide o sensi di colpa.

Trovare alternative per gestire lo stress
Se il cibo è diventato un rifugio per gestire ansia o stress, è importante trovare strategie alternative per calmarsi. Alcuni strumenti utili possono essere:

  • Tecniche di respirazione profonda per ridurre l’ansia in pochi minuti.
  • Attività rilassanti come yoga, meditazione o passeggiate all’aria aperta.
  • Scrivere un diario emotivo per esprimere le emozioni invece di reprimerle con il cibo.

Dare tempo al cambiamento
Superare il binge eating non significa eliminare subito le abbuffate, ma imparare a gestirle meglio, riducendone la frequenza e l’intensità nel tempo. È un percorso che richiede pazienza, comprensione e, in molti casi, un supporto professionale.

Questi piccoli passi possono fare una grande differenza nel rapporto con il cibo. Se ti ritrovi in queste dinamiche e senti di aver bisogno di un aiuto in più, nel prossimo paragrafo esploreremo come la psicoterapia può aiutarti a interrompere questo ciclo in modo duraturo.

Il ruolo della psicoterapia

Il binge eating non è solo un problema alimentare, ma un modo per gestire emozioni profonde e spesso inesplorate. La psicoterapia gioca un ruolo fondamentale nell’aiutare a comprendere il significato delle abbuffate e a sviluppare strategie più sane per affrontare il disagio emotivo.

Come può aiutare un percorso terapeutico?

Molte persone che soffrono di binge eating sentono di avere un rapporto conflittuale con il cibo, alternando momenti di autocontrollo rigido a episodi di perdita totale del controllo. Questo ciclo è spesso alimentato da emozioni come ansia, stress, frustrazione o bassa autostima.

Un percorso terapeutico aiuta a:

  • Riconoscere le emozioni dietro le abbuffate: comprendere quando e perché si attivano certi impulsi può essere il primo passo per cambiare.
  • Lavorare sulle cause profonde: il binge eating non è mai solo una questione di forza di volontà, ma ha radici più complesse che meritano di essere esplorate.
  • Modificare il rapporto con il cibo: sviluppare un’alimentazione più equilibrata e libera dai sensi di colpa.
  • Imparare a gestire ansia e stress senza ricorrere al cibo: trovare alternative sane e funzionali per affrontare le difficoltà emotive.

Il mio approccio terapeutico

Nel mio lavoro con chi soffre di binge eating utilizzo un approccio personalizzato, che integra psicoterapia psicodinamica e analisi immaginativa. Questo metodo aiuta a esplorare i vissuti emotivi inconsci e a capire il ruolo che il cibo ha assunto nella propria vita.

L’analisi immaginativa permette di lavorare su aspetti emotivi profondi attraverso immagini e simboli interiori, facilitando un’elaborazione più autentica e spontanea del proprio vissuto. Questo può aiutare a sciogliere blocchi emotivi e a trasformare i comportamenti disfunzionali legati al cibo.

Oltre alla terapia verbale, integro anche tecniche di rilassamento e gestione dell’ansia, per supportare il paziente nel trovare strumenti alternativi per affrontare lo stress e migliorare la consapevolezza corporea.

Il percorso terapeutico non è una soluzione immediata, ma un processo graduale che permette di cambiare il proprio rapporto con il cibo in modo duraturo, recuperando un senso di equilibrio e benessere.

Se senti che il binge eating sta condizionando la tua vita e vuoi esplorare come superarlo, nel prossimo paragrafo vedremo quando è il momento di chiedere aiuto e fare il primo passo verso il cambiamento.

Quando chiedere aiuto?

Capire quando è il momento di chiedere aiuto è fondamentale per interrompere il ciclo delle abbuffate e ritrovare un rapporto sereno con il cibo. Se senti che il binge eating sta influenzando negativamente la tua vita, alcuni segnali indicano la necessità di un supporto professionale:

  • Perdita di controllo frequente: se le abbuffate non sono episodi isolati ma una costante che ti crea disagio;
  • Senso di colpa e vergogna dopo aver mangiato: emozioni intense che peggiorano la relazione con il cibo e con te stesso/a;
  • Diete estreme e restrizioni: tentare di compensare le abbuffate con digiuni o allenamenti ossessivi può peggiorare il problema;
  • Isolamento e disagio sociale: evitare situazioni che coinvolgono il cibo per paura di perdere il controllo.

Riprendere il controllo: il primo passo verso il cambiamento

Il binge eating non è una mancanza di volontà, ma un sintomo di un disagio più profondo. Affrontarlo non significa solo modificare le abitudini alimentari, ma lavorare sulle emozioni e sui pensieri che lo alimentano. La buona notizia è che il cambiamento è possibile, e con il giusto supporto puoi spezzare questo ciclo e ritrovare un rapporto sano con il cibo.

Se senti che è arrivato il momento di fare qualcosa per te stesso/a, non aspettare. Contattami per una consulenza personalizzata e scopri come possiamo lavorare insieme per ritrovare equilibrio e serenità.

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