ARFID, ortoressia e altri disturbi alimentari poco conosciuti: come riconoscerli e curarli

Mi capita spesso di incontrare persone che si chiedono se il loro rapporto con il cibo sia “normale”. Magari non rientrano nei casi più noti di anoressia o bulimia, ma sentono che qualcosa non va: il cibo diventa un pensiero ossessivo, un nemico da evitare o un’ancora di conforto. Esistono disturbi alimentari meno conosciuti, come l’ARFID, l’ortoressia, la pica o il disturbo da ruminazione, che spesso passano inosservati o vengono sottovalutati. Ma riconoscerli è il primo passo per affrontarli.

In questo articolo voglio guidarti alla scoperta di questi disturbi alimentari “invisibili”, aiutandoti a comprendere i segnali d’allarme e le possibili soluzioni. Se hai difficoltà con il cibo, o conosci qualcuno che ne soffre, esistono percorsi di supporto e cura che possono davvero fare la differenza.

Cosa sono i disturbi alimentari poco conosciuti?

Quando si parla di disturbi alimentari, la maggior parte delle persone pensa subito all’anoressia nervosa o alla bulimia. Ma l’alimentazione può essere influenzata da molte altre dinamiche psicologiche, che spesso non rientrano nelle classificazioni più note. ARFID, ortoressia, pica e disturbo da ruminazione sono disturbi meno conosciuti, ma possono avere un impatto altrettanto significativo sulla vita di chi ne soffre.

Questi disturbi non si manifestano necessariamente con una paura ossessiva di ingrassare, ma possono derivare da fobie legate al cibo, da selettività estrema o da meccanismi di controllo rigidi. Molto spesso vengono ignorati o minimizzati, e chi ne soffre può non rendersi conto che il suo rapporto con il cibo è disfunzionale. Eppure, possono compromettere la salute fisica, il benessere emotivo e la qualità della vita, rendendo necessario un percorso di consapevolezza e supporto psicologico.

ARFID: il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo

L’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder) è un disturbo alimentare che si manifesta con una forte selettività nei cibi o con un’eccessiva paura di effetti negativi legati all’alimentazione. A differenza di altri disturbi alimentari, chi soffre di ARFID non è guidato dal desiderio di perdere peso, ma piuttosto da un rifiuto del cibo per motivi sensoriali, traumatici o emotivi.

Uno dei segnali più evidenti è l’evitamento persistente di determinati alimenti in base alla loro consistenza, colore, odore o sensazione in bocca. Alcune persone con ARFID possono rifiutare il cibo per paura di soffocare, vomitare o avere reazioni fisiche indesiderate, anche in assenza di una reale condizione medica. Questo può portare a una dieta estremamente limitata, con ripercussioni sulla salute fisica e sul benessere emotivo. Malnutrizione, affaticamento e deficit vitaminici sono comuni, ma spesso l’ARFID compromette anche la vita sociale, rendendo difficile partecipare a pranzi in famiglia o cene con amici.

Ortoressia: quando l’ossessione per il cibo sano diventa un problema

Mangiare in modo sano è una buona abitudine, ma cosa succede quando questa attenzione diventa un’ossessione rigida e incontrollabile? L’ortoressia è un disturbo alimentare che porta le persone a eliminare interi gruppi di alimenti perché percepiti come dannosi o impuri, con la convinzione di dover seguire una dieta “perfetta” a tutti i costi.

Le persone con ortoressia passano gran parte della loro giornata a pianificare i pasti, leggere etichette, escludere cibi industriali e cercare alternative “più salutari”, al punto da provare ansia o senso di colpa se si concedono alimenti considerati “sbagliati”. Questo disturbo non riguarda solo il desiderio di mangiare bene, ma il controllo eccessivo che può portare a isolamento sociale, malnutrizione e disagio emotivo. È importante distinguere tra una scelta alimentare consapevole e un’ossessione che limita la libertà personale e genera ansia.

Pica: il disturbo che porta a mangiare cose non commestibili

La pica è un disturbo meno conosciuto, ma molto serio, caratterizzato dall’ingestione ricorrente di sostanze non alimentari come gesso, terra, carta, sapone o capelli. Questa condizione può manifestarsi sia nei bambini (accade più di frequente) che negli adulti, spesso in associazione con carenze nutrizionali, condizioni mediche o disturbi dello sviluppo.

Alcuni studi suggeriscono che la pica possa essere un meccanismo inconscio per colmare deficit di ferro o altri minerali, mentre in altri casi può derivare da traumi, stress o problematiche psichiatriche. Indipendentemente dalla causa, questo disturbo può avere gravi conseguenze per la salute, come occlusioni intestinali, infezioni e avvelenamento da sostanze tossiche. Per questo motivo, è fondamentale riconoscere tempestivamente il problema e intervenire con un supporto medico e psicologico adeguato.

Disturbo da ruminazione: quando il cibo viene rigurgitato e rimasticato

Il disturbo da ruminazione è una condizione in cui il cibo ingerito viene rigurgitato involontariamente, rimasticato e poi deglutito nuovamente o espulso. Questo comportamento può verificarsi sia nei bambini (accade più di frequente) che negli adulti e, se non trattato, può avere conseguenze serie sulla salute gastrointestinale e sul benessere psicologico.

Alla base del disturbo possono esserci cause neurologiche, emotive o legate a esperienze traumatiche. Alcune persone lo sviluppano come risposta allo stress o all’ansia, mentre in altri casi può derivare da disfunzioni muscolari del tratto digestivo. Spesso chi ne soffre si vergogna del proprio comportamento, evitandone di parlare e aggravando ulteriormente il disagio psicologico.

Quali sono le cause di questi disturbi alimentari?

I disturbi alimentari meno conosciuti, come ARFID, ortoressia, pica e disturbo da ruminazione, hanno origini complesse e spesso multifattoriali. Non si tratta solo di abitudini alimentari particolari o scelte personali, ma di vere e proprie condizioni che possono derivare da un insieme di fattori psicologici, biologici e neurologici.

Aspetti psicologici e disturbi di personalità correlati

Molte persone che soffrono di questi disturbi presentano caratteristiche comuni a livello psicologico, come ansia, perfezionismo, fobie alimentari o una gestione disfunzionale delle emozioni. L’ARFID, per esempio, è spesso associato a forme di ansia sociale, fobie specifiche (come la paura di soffocare) e disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), mentre l’ortoressia condivide molte caratteristiche con il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, dato che chi ne soffre tende a sviluppare regole rigide e inflessibili sull’alimentazione.

Anche la pica e il disturbo da ruminazione possono essere correlati a condizioni psicologiche e neurodivergenze, come il disturbo dello spettro autistico o disabilità intellettive, ma in alcuni casi si presentano anche in individui senza altre diagnosi psichiatriche. In particolare, la pica può essere legata a stress elevato, traumi infantili o condizioni come l’ansia generalizzata e il disturbo borderline di personalità, in cui la regolazione emotiva è compromessa.

Fattori biologici e neurologici

Negli ultimi anni, diversi studi hanno evidenziato un possibile legame tra predisposizione genetica e disturbi alimentari. Alcune ricerche suggeriscono che le alterazioni nei neurotrasmettitori, in particolare dopamina e serotonina, possano influenzare il rapporto con il cibo e il controllo degli impulsi.

Ad esempio, chi soffre di ARFID o ortoressia potrebbe avere un’ipersensibilità agli stimoli sensoriali, che porta a un rifiuto automatico di determinati alimenti. Nel caso della pica, invece, alcune ipotesi indicano un possibile collegamento con carenze nutrizionali, come la mancanza di ferro o zinco, che potrebbero indurre l’organismo a cercare sostanze non alimentari per compensare i deficit.

Anche il disturbo da ruminazione potrebbe essere legato a disfunzioni a livello del sistema digestivo e della regolazione dello stress. In molti casi, infatti, chi ne soffre presenta disturbi dell’asse intestino-cervello, ovvero un’alterata comunicazione tra il sistema nervoso e quello digestivo, che potrebbe innescare il comportamento involontario di rigurgitare e rimasticare il cibo.

Questi fattori evidenziano come i disturbi alimentari non siano semplicemente una questione di volontà, ma siano radicati in una combinazione di fattori psicologici, biologici e neurologici. Per questo motivo, un intervento efficace deve considerare l’intero quadro della persona, integrando il supporto psicologico con valutazioni mediche e nutrizionali.

Come si curano i disturbi alimentari poco conosciuti?

Affrontare disturbi alimentari poco conosciuti, come ARFID, ortoressia, pica e disturbo da ruminazione, richiede un approccio attento e personalizzato. Spesso, chi ne soffre fatica a riconoscere la propria difficoltà o a trovare il supporto adeguato, perché questi disturbi non sempre ricevono la stessa attenzione dell’anoressia o della bulimia. Però la sofferenza che provocano è reale, così come l’impatto sulla salute fisica e psicologica.

Il ruolo della psicoterapia

La psicoterapia è uno degli strumenti fondamentali nel trattamento di questi disturbi. Non si tratta solo di cambiare il comportamento alimentare, ma di lavorare in profondità sulle cause che lo hanno originato. In molti casi, la paura del cibo, le abbuffate o l’ossessione per l’alimentazione sana sono espressioni di emozioni e vissuti più profondi: ansia, bisogno di controllo, paura del cambiamento, difficoltà nell’autoregolazione emotiva.

Un percorso terapeutico aiuta a:

  • identificare i meccanismi che mantengono il disturbo, portando maggiore consapevolezza sui pensieri e le emozioni legati al cibo;
  • lavorare sulle emozioni bloccate o traumatiche che possono aver contribuito allo sviluppo del problema;
  • sviluppare strategie alternative per gestire l’ansia e la relazione con il cibo in modo più sereno.

Il mio approccio terapeutico

Nel mio lavoro sul trattamento dei disturbi alimentari poco conosciuti, utilizzo un approccio psicodinamico e l’analisi immaginativa, strumenti che permettono di esplorare il significato più profondo che il cibo assume per la persona.

  • Con l’analisi immaginativa, aiuto i pazienti a entrare in contatto con le emozioni e i vissuti che emergono nel rapporto con il cibo, attraverso immagini mentali e tecniche di rilassamento guidato. Questo metodo è particolarmente utile per chi ha difficoltà a verbalizzare le proprie emozioni o per chi si sente “bloccato” nel proprio problema;
  • Il lavoro psicodinamico permette di comprendere le origini del disturbo e di sciogliere eventuali nodi emotivi legati all’infanzia o a esperienze significative;
  • Integro anche tecniche di regolazione emotiva e strategie concrete per affrontare il presente, così che il percorso terapeutico non sia solo un lavoro di comprensione, ma anche di cambiamento pratico.

Il supporto multidisciplinare

Nella maggior parte dei casi, la psicoterapia da sola non è sufficiente: il trattamento di un disturbo alimentare deve coinvolgere più professionisti. Collaboro con nutrizionisti e medici specializzati per offrire un supporto completo, soprattutto nei casi in cui il disturbo abbia avuto conseguenze fisiche importanti.

In particolare:

  • Con un nutrizionista, si lavora su un piano alimentare adatto alle esigenze della persona, senza imposizioni rigide, ma con un percorso graduale di recupero;
  • Lo psichiatra può essere coinvolto se sono presenti disturbi d’ansia o dell’umore che richiedono un trattamento farmacologico, soprattutto nei casi più gravi;
  • Altri specialisti (come gastroenterologi o pediatri, nel caso di bambini e adolescenti) possono essere utili per valutare eventuali implicazioni fisiche e creare un percorso su misura.

Ogni persona ha una storia unica, e per questo l’approccio migliore è quello personalizzato, che tiene conto delle esigenze, delle difficoltà e delle risorse individuali. Riconoscere il problema è il primo passo, affrontarlo insieme è la chiave per ritrovare un equilibrio e una relazione più serena con il cibo.

Rompi il silenzio: guarire è possibile

Affrontare un disturbo alimentare poco conosciuto può essere un’esperienza solitaria e frustrante. Molte persone si sentono incomprese, perché il loro problema non rientra nei modelli più noti di anoressia o bulimia. Possono passare anni prima di riconoscere che il loro rapporto con il cibo è un segnale di qualcosa di più profondo, e spesso la vergogna o la paura del giudizio impediscono di chiedere aiuto.

Ma guarire è possibile. Con il giusto supporto, è possibile smettere di sentire il cibo come un nemico, ritrovare un equilibrio e liberarsi da paure e ossessioni. Il primo passo è rompere il silenzio, riconoscere che il problema esiste e concedersi la possibilità di affrontarlo con qualcuno che possa aiutare.Se pensi di avere difficoltà con il cibo o conosci qualcuno che ne soffre, non aspettare. Contattami per un consulto e iniziamo insieme un percorso verso il benessere. Parliamone insieme.

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